Negli ultimi anni lo zafferano è stato oggetto di numerosi studi che ne hanno indagato efficacia e sicurezza in relazione al Disturbo Depressivo Maggiore (MDD) di grado lieve–moderato e alla Degenerazione Maculare legata all’età (AMD).

 

Spezia

Lo zafferano (Crocus sativus L.) è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Iridacee.

Il suo nome deriva dall’arabo za’ faran, che significa giallo, come il colore della droga, utilizzata nei secoli come prezioso colorante naturale.

È una spezia descritta nei libri di medicina da più di mille anni.

Il medico persiano Avicenna, attorno all’anno 1000, ne parla nel suo “Il Canone della Medicina”, descrivendone azioni sedative, anestetiche, antidepressive, stimolanti il desiderio sessuale, migliorative della vista ed epatoprotettive.

Entrò a far parte delle Farmacopee europee dell’800 con la preparazione, nota ancora oggi, della “Tintura di oppio crocata”, ottenuta per macerazione idroalcolica di oppio titolato in morfina, stigmi di zafferano e cannella (FU IX).

 

Origine

Originariamente fu coltivato in Asia Minore e in Africa settentrionale. Nel X secolo, in seguito all’invasione della Spagna da parte degli Arabi, si diffuse in molte zone dell’Europa mediterranea, che cominciarono a coltivarlo e commercializzarlo.

In Italia fu introdotto per la prima volta, intorno al 1300, da un frate domenicano che portò i bulbo-tuberi dalla Spagna a Navelli, suo paese d’origine, in provincia de L’Aquila. La coltura si diffuse in tutto il territorio aquilano, generando un florido commercio con Venezia, Milano e Marsiglia.

La produzione di zafferano si mantenne intensa fino ai primi anni del 1900, parallelamente alla sua richiesta commerciale come colorante naturale. Poi, con l’avvento dei coloranti di sintesi, prodotti dalle industrie chimiche a prezzi irrisori, è andata sempre più diminuendo.

 

Raccolta

La raccolta dei fiori, tutta manuale, avviene a partire da ottobre e deve essere effettuata entro le prime luci dell’alba, per evitare che la rugiada si depositi sugli stigmi facendo perdere parte dei principi attivi. Entro poche ore dalla raccolta, i fiori vengono stesi su tavoli e, rigorosamente a mano, viene fatta la separazione degli stigmi dal calice.


A questo punto segue il processo di essiccazione che varia da zona a zona. Generalmente gli stigmi freschi vengono stesi ad asciugare su di un setaccio, sopra alla brace viva, a una temperatura di 40- 50 °C, per circa un’ora. In breve tempo gli stigmi essiccati devono essere riposti in sacchetti o barattoli, chiusi ermeticamente per evitare il successivo, nocivo, assorbimento di umidità.
Tutte queste operazioni richiedono la massima cura, poiché è anche da queste che scaturisce la qualità della droga.

La necessità di manodopera altamente specializzata, e la scarsa resa del prodotto, determinano la preziosità di questa spezia e il suo altissimo costo, pari a circa 50 euro al grammo, superiore a quello dell’oro. Per tale motivo, lo zafferano è, sin dall’antichità, una delle droghe maggiormente soggette a sofisticazioni.

Il fiore dello zafferano richiama grande interesse farmacologico, in quanto contiene 3 preziosi filamenti, detti stigmi, dal colore variabile tra giallo-rosso-marrone. Questi, una volta essiccati, rappresentano la droga, ovvero la parte della pianta contenente i principi attivi, e possono essere commercializzati sia interi, sia macinati in polvere. Vanno conservati in contenitori di vetro o metallo, chiusi ermeticamente, al riparo da luce e umidità.

 

Principi attivi

I principali composti bioattivi, presenti negli stigmi, sono: crocetina, crocina (colore), pirocrocina (sapore amaro) e safranale (a cui si deve l’odore, che si sviluppa solo dopo la fase di essiccamento).

Il safranale è il componente più abbondante nell’olio essenziale (47 %).

In virtù dei suoi effetti antiossidante e antiinfiammatorio, nell’ultimo decennio lo zafferano è stato oggetto di numerosi studi, che ne hanno indagato efficacia e sicurezza soprattutto in relazione al Disturbo Depressivo Maggiore (MDD) di grado lieve–moderato e alla Degenerazione Maculare legata all’età (AMD).

 

Zafferano e depressione

Il meccanismo d’azione grazie al quale lo zafferano manifesta attività antidepressiva non è ancora del tutto chiaro.

Assai probabile è il suo coinvolgimento su più fronti (sistema serotoninergico, dopaminergico e glutaminergico), all’interno dei quali andrebbe a modulare il rilascio o la ricaptazione dei rispettivi neurotrasmettitori.

Gli studi, a determinati dosaggi, dimostrano una efficacia antidepressiva superiore al placebo e simile a quella prodotta dai farmaci, largamente utilizzati, imipramina, fluoxetina e citalopram.

Nessuno degli studi in questione ha riportato eventi avversi gravi.

Tuttavia, le piccole dimensioni dei gruppi sottoposti a studio, e la breve durata delle osservazioni (6-8 settimane), impediscono di trarre conclusioni definitive riguardo agli effetti dello zafferano sulla depressione. In attesa di studi più ampi, possiamo però, senza dubbio, ritenere questa pianta tra le più promettenti per la cura della patologia depressiva.

 

Zafferano e malattie retiniche

La Degenerazione Maculare legata all’età (AMD) è una malattia neurodegenerativa della retina, la cui patogenesi non è ancora del tutto chiara. Stress ossidativo, infiammazione cronica, età avanzata e fumo di sigaretta sembrano giocare un ruolo determinante.

Gli studiosi concordano nel ritenere il suo sviluppo e la sua progressione come il risultato di complesse interazioni tra fattori di rischio genetici e ambientali.

Nel mondo industrializzato, la Degenerazione maculare può essere senza dubbio considerata, negli anziani, tra le principali cause di ipovisione grave e cecità.

La costante esposizione alla luce rende la retina particolarmente soggetta a danni di tipo ossidativo. Per questo, in caso di AMD, si consiglia la supplementazione ad alto dosaggio di antiossidanti, quali vitamina A, E, C, zinco, luteina, zeaxantina, licopene e ß- carotene.

Lo zafferano, in particolare la crocina presente nella droga, manifesta la sua potente azione antiossidante e neuroprotettiva, riducendo marcatamente il numero dei fotorecettori retinici che vanno incontro a morte cellulare (apoptosi). Facilita la diffusività dell’ossigeno nel sangue, aumentandone il flusso a livello oculare.

Complessivamente, si può dire che lo zafferano risulti efficace nel mantenere sia la morfologia che la funzionalità della retina, purchè venga assunto nelle fasi iniziali della malattia, ancora responsive, impedendone una evoluzione verso forme più gravi e invalidanti.

 

Droga

È opportuno sottolineare che le attività antidepressiva, antiossidante, neuroprotettiva e antiapoptotica dello zafferano sono da riferirsi alla droga (stigmi essiccati), e non alla sporadica assunzione della spezia in prelibatezze culinarie.

La droga non va assunta dalle donne in gravidanza perché può indurre contrazioni uterine, e da pazienti che assumono farmaci anticoagulanti o antiaggreganti piastrinici, inibendo anch’essa l’aggregazione delle piastrine.

 

Consultare sempre il proprio medico curante che stabilirà dose, modi e tempi della corretta terapia.

 

Trattazione completa dell’argomento nella Tesi compilativa “Crocus sativus L., da spezia a farmaco: potenzialità ed evidenze scientifiche”, elaborata e discussa al termine del Corso di Perfezionamento in Fitoterapia, presso l’Università degli Studi di Siena.